Pochi giorni fa la Corte dei Conti ha pubblicato l’ultima “Relazione sugli organismi partecipati dagli enti territoriali”: http://www.corteconti.it/…/sez_au…/2018/delibera_23_2018.pdf
Il quadro che se ne ricava per l’Umbria è sconfortante, soprattutto se paragonato al resto d’Italia.
La Corte smentisce con i numeri la favola della “razionalizzazione” annunciata a inizio legislatura e ancora al palo: In Umbria conta 155 partecipate e molte partecipate indirette.

A differenza del resto d’Italia, in Umbria “le perdite d’esercizio risultano in larga misura superiori agli utili d’esercizio al netto delle imposte” , sintomo “della presenza di criticità di sistema più marcate che altrove”.
Il “quoziente di indebitamento” è il terzo peggiore d’Italia 5,58 quasi quintuplo rispetto alla media nazionale di 1,17.
La Corte ribadisce numerose criticità da noi sollevate in questi anni, tra cui “mancata riconciliazione” di debiti-crediti tra Regione e partecipate per quasi 12,5 milioni di euro e “aspetti problematici e preoccupanti” su Umbria TPL Mobilità.

La Corte cita anche Sviluppumbria per la “diffusa resistenza a chiarire in modo puntuale ed esaustivo i motivi che sorreggono le proprie scelte di mantenimento di talune partecipazioni che presentano profili problematici ovvero a giustificare l’assenza di misure di razionalizzazione o di interventi diretti al contenimento dei costi di funzionamento degli organismi partecipati … Al contrario, è emersa la tendenza ad allargare l’ambito di intervento di tali società”.

Leggendo queste parole torna in mente quanto da noi segnalato in questi quattro anni: “Camera arbitrale palestinese”, “Brasil Proximo”, le numerose consulenze, gli enti privati “assorbiti” con relativo personale, i Consorzi di sviluppo TNS e Crescendo, l’ aeroporto e tanto altro.

Sviluppumbria, pur con un grande potenziale di risorse economiche e di competenze umane, sembra ostaggio di un uso politico strumentale più che al servizio del reale sviluppo regionale. Infatti, nonostante i risultati disastrosi della nostra economia, lo stipendificio regionale, con le sue lucrose poltrone, prosegue come sempre, mentre giovani e meno giovani, competenti e meritevoli, sono costretti ad abbandonare l’Umbria.