Questa mattina in Assemblea legislativa si è discusso il Piano Telematico Regionale 2017-2019. Per pagare il Piano Telematico alla partecipata regionale Umbria Digitale scarl sarebbe stato già assunto un impegno di spesa di 50.000 euro per 20 fogli pari a 2.500  euro a foglio o, se preferite, 1.250 euro a facciata. Potete leggerlo qui per farvi una giudizio anche nel merito: Piano telematico regionale 2017 – 2019 Umbria

Vogliamo spegnere subito l’entusiasmo di chi crede che con questo documento l’Umbria sia entrata nel Guinness World Records. Il Piano Telematico Regionale 2014-2016 (quello precedente) sarebbe infatti stato pagato 100.000 euro per 55 facciate: 3.636 euro a foglio e 1.818 euro a facciata. Fu redatto da Centralcom Spa, la partecipata regionale poi trasformata in Umbria Digitale: DIM Determinazione Dirigenziale 7502 / 2014 Piano telematico regionale 2014-2016 Potete leggerlo qui: Piano telematico regionale 2014 – 2016 Umbria

Considerando che nella Giunta regionale ci sarebbero almeno quattro servizi che si occupano di informatica, di cui uno che si interessa espressamente di infrastrutture digitali, ci chiediamo ancora come mai i suddetti documenti, addirittura per legge regionale, non siano ritenuti alla portata del personale interno.

Riguardo poi al consistente costo, nella stessa determinazione dirigenziale di “Approvazione convenzione per reazione Piano Telematico 2017-2019” si fa riferimento alla “nota 250246 del 24/11/2017 inviata dal Servizio Infrastrutture Tecnologiche Digitali con la quale si chiede a Umbria Digitale Scarl di integrare la documentazione relativa alla proposta economica per la redazione del Piano Telematico, con l’invio quadro economico (risorse impiegate, tempi e costi stimati) e della dichiarazione di congruitàDeterminazione Dirigenziale 13963 / 2017 Piano telematico regionale 2017-2019 Ovviamente richiederò e analizzerò questo quadro economico…

Per la redazione del Piano Telematico Regionale 2017-2019 sarebbero stati utilizzati Fondi europei POR FESR 2014-2020, destinati, tra le altre cose, agli stipendi dei precari assunti col Programma di Rafforzamento Amministrativo.

A questo punto crediamo sia giusto farci una domanda, sicuramente grossolana: ipotizzando che 50.000 euro siano una cifra congrua per il Piano 2017-2019 come mai quello precedente è stato pagato il doppio?

Alla luce di queste nuove informazioni (non le prime sicuramente all’uso di denaro pubblico a nostro avviso molto discutibile), quello che oggi troviamo sconcertante è sicuramente la presunzione di certe forze politiche che hanno manifestato dissenso sul reddito di cittadinanza.

Coloro i quali hanno ancora dei dubbi ecco servito un altro esempio della differenza che c’è tra noi e qualcun altro nell’impiego delle risorse pubbliche.

Gli attuali amministratori regionali possono stare tranquilli: sulla questione il M5S non intende assolutamente mollare la presa!