Fin dal 2015 seguo l’odissea dei “consorzi di sviluppo” TNS (Terni-Narni-Spoleto) e Crescendo partecipati dalla Regione Umbria (attraverso Sviluppumbria), Provincia di Terni e vari Comuni umbri.

Mercoledì si è tenuta in Prima Commissione l’audizione da me richiesta per conoscere l’attuale stato di liquidazione dei due Consorzi, una “liquidazione conservativa” (che rappresenta una contraddizione in termini), con cui si è cercato di porre rimedio ad anni di leggerezze.

La drammatica situazione finanziaria (al 31 dicembre 2017 il Consorzio Crescendo aveva 6,5 milioni di euro di debiti e un patrimonio netto negativo per 3,2 milioni di euro, mentre Consorzio TNS addirittura 28,6 milioni di euro di debiti e patrimonio netto negativo per 14,1 milioni di euro) è stata in parte tamponata grazie all’acquisto di immobili da parte della Regione e a consistenti stralci concessi da alcuni creditori.

Come per altre vicende che ho approfondito (Umbria Mobilità, Fondo Monteluce e altre partecipate) questi immensi debiti sono stati accumulati in anni di perdite e per questo sono convinta che si sarebbe potuto e dovuto intervenire prima. C’era anche qualcuno che non avrebbe incassato fitti attivi e ha provveduto ad escutere la fideiussione concessa in garanzia troppo tardi. Sarebbe stata avviata una azione di responsabilità nei confronti degli ex amministratori, ma ritengo che debbano essere posti di fronte alle proprie responsabilità politiche anche coloro che li avevano nominati.

Come è stato possibile che per anni nessun dirigente o politico (di maggioranza ed opposizione) non si a accorto di questo “Vaso di Pandora”, visto che i bilanci e i documenti erano pubblicati persino nei siti web?

Curiosamente in Umbria la politica tende a gestire tanto male le società pubbliche, ma a fine mandato troviamo spesso brillanti gestioni di ex politici in loro imprese private.