Oggi in Prima Commissione è stato in discussione il Rendiconto 2018 della Regione Umbria, che si chiude con un “risultato di amministrazione disponibile” negativo per oltre 99 milioni euro.

Il documento sembra la triste rievocazione dei precedenti, con tutte le criticità che da anni sollevavamo, anche sulla base dei rilievi della Corte dei Conti.

Potete leggere qui l’atto e i relativi allegati:  http://atti.crumbria.it/mostra_atto.php?id=226125&m=2

Anche nel 2018 la Regione avrebbe avuto un saldo negativo di oltre 1,1 milioni di euro sui derivati che aveva stipulato con varie banche.

Ieri si è tenuta anche l’assemblea dei soci di Gepafin per l’approvazione del bilancio di esercizio 2018, con una perdita di 777.341 euro, principalmente dovuta ad un prestito concesso alle Fonderie Tacconi. Nella DGR 782 del 4 giugno leggiamo che la Giunta avrebbe chiesto a Gepafin una “informativa di dettaglio”. Ne abbiamo chiesto copia anche noi.    

Di altre importanti partecipate regionali non sarebbero ancora disponibili i bilanci 2018. Come possiamo allora valutare se gli “accantonamenti a perdite partecipate” sono adeguati?

Ricordiamo ad esempio Umbria TPL Mobilità nel 2017 avrebbe perso 3,2 milioni, 2,9 milioni di euro nel 2016 e addirittura 13,9 milioni di euro nel 2015. Basterà camuffare tutto nella nuova “Agenzia unica per la mobilità e il trasporto pubblico locale” per far sparire magicamente queste perdite? Alla fine chi se ne farà carico?

Abbiamo chiesto questi e altri chiarimenti al presidente Paparelli in occasione della commissione.

Nel frattempo già stiamo raccogliendo e analizzando informazioni e documenti, anche con l’aiuto di esperti e degli uffici regionali.

In questi anni, dopo esserci resi conto che le nostre proposte venivano sistematicamente ignorate dalla maggioranza, abbiamo centrato la nostra azione politica nell’indagine e diffusione delle informazioni. Abbiamo cercato di mostrarvi come vengono amministrati i nostri soldi, da quali persone e con quali logiche.

Errori, occasioni perse e un immenso potenziale sprecato hanno contribuito al drammatico declino economico e sociale dell’Umbria. Secondo Agenzia Umbria Ricerche (AUR) “dal 2007 al 2017 abbiamo perso il 15,6 per cento del PIL reale regionale, più del triplo della diminuzione occorsa su base nazionale … Il Pil pro capite umbro è in progressivo allontanamento dalla media italiana, per una distanza che nel 2017 tocca il suo massimo, sfiorando i 15 punti , dai 4,4 nel 2007”.

Questi “anni perduti” non ci verranno più restituiti, ma dipende da noi diventare parti attive, riprenderci il nostro presente e futuro. Vigilare per evitare che cambi l’orchestra, ma resti sempre la stessa musica.