L’inchiesta Sanitopoli ha riportato all’onore della cronaca i ricchi  “appalti”, alcuni dei quali oggetto di approfondimenti della Magistratura.

Da anni in Umbria assistiamo ad una selvaggia esternalizzazione dei servizi sanitari e il tema degli appalti è stato oggetto di varie mie proposte di legge e mozioni, mai discusse in Consiglio regionale.

Mi sono in particolare occupata del mega bando unico regionale per un “valore totale stimato” di 72 milioni di euro per le manutenzioni delle apparecchiature sanitarie: https://www.umbriasalute.com/bandi/avviso-procedura-ristretta-in-forma-centralizzata-per-laffidamento-dei-servizi-integrati-per-la-gestione-e-manutenzione-delle-apparecchiature-sanitarie-delle-aziende-sanitarie-locali-e-delle-aziende-ospedaliere-della-regione-umbria

In tale occasione mi sono scontrata con un “muro di gomma”, culminato nella richiesta che Umbria Salute mi avrebbe fatto per oltre 700 euro se avessi voluto ricevere copia dei verbali di gara e relativa documentazione allegata (non avevo chiesto copia cartacea). Ciò che più mi sorprese in tale occasione fu l’affermazione secondo cui “si ritiene che Umbria Salute non sia compresa nel novero dei soggetti nei confronti dei quali possa essere esercitato il diritto riservato ai Consiglieri regionali”.

Quel bando per le manutenzioni delle apparecchiature sanitarie mi era stato segnalato a fine 2017 e decisi immediatamente di partecipare alla seduta pubblica della gara presso l’Azienda ospedaliera di Perugia.

Ricordo che la seduta fu abbastanza tesa: la ditta vincitrice avrebbe presentato una offerta di 11,4 milioni di euro, mentre quella perdente sarebbe scesa fino a 9,2 milioni, ricevendo però un punteggio minore su altri parametri.

Quella mattina saltò fuori anche la questione degli inventari e della consistenza di tali apparecchiature sanitarie. Volli approfondire e scoprii che il Collegio sindacale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia avrebbe evidenziato che “l’Azienda Ospedaliera non dispone, ad oggi, di un inventario fisico completo e aggiornato che consenta di monitorare: a) la reale esistenza dei beni, ai fini della tutela del patrimonio; b) l’ubicazione , ai fini dell’aggiornamento del centro di costo cui il bene è imputato; c) il responsabile dei bene (consegnatario e/o assegnatario); d) lo stato di funzionamento” (Relazione 17 del 23 settembre 2016).

Come sarebbe stato allora possibile stabilire una base d’asta per il bando delle manutenzioni apparecchiature sanitarie e presentare offerte senza sapere esattamente quante fossero?

Dato che non mi è stato possibile rispondere alla domanda, mi auguro che le Autorità competenti verifichino al più presto la regolarità di tutte le fasi della procedura.

In ogni caso ritengo che vada urgentemente chiarito il ruolo di Umbria Salute. La partecipata gestisce centinaia di milioni di euro pubblici e recentemente avrebbe ricevuto addirittura maggiori competenze. Deve essere chiara la sua natura giuridica, criteri di amministrazione, modalità di controllo e che vi sia maggiore trasparenza, in particolare sulla gestione del personale.

Qualunque ente che gestisce soldi pubblici deve essere trasparente in ogni suo processo per la politica e per i cittadini, senza eccezioni o sotterfugi “giuridichesi” di alcun genere!