L’Umbria ricorda un grande albero dove i frutti non vengono colti.
Nell’attuale contesto di crisi e profondi cambiamenti tecnologici, persone preparate e motivate sono troppo spesso costrette ad accettare lavori precari e sottopagati, oppure emigrare.

Per uscire da questo circolo vizioso credo sia imprescindibile un investimento intelligente e mirato verso una “istruzione e formazione professionale” di qualità che fornisca le competenze richieste dal mercato del lavoro.
Non possiamo più permetterci “corsifici” che formano gli allievi come “polli in batteria” senza nessuno sbocco professionale!

Già nel 2017 avevo depositato una proposta di legge chiedendo che ciascun organismo di formazione operante nel territorio Regione Umbria fosse tenuto a fornire gli “esiti occupazionali” degli allievi. Sono riuscita a far modificare in tal senso l’articolo 3 della L.R. 30/2013.

È ancora troppo poco però. Serve riformare l’intero sistema regionale di formazione professionale in modo che garantisca un vero inserimento lavorativo, stabile e ben retribuito!

Qualche mese fa ho pubblicato alcune proposte, che ricordo brevemente qui:
– corsi che vertano su materie realmente richieste dal mercato del lavoro di oggi e di domani;
– divieto dei “rimborsi forfettari” alle agenzie di formazione, ma obbligo di rendicontazione integrale;
– favorire gli enti di formazione che utilizzano locali propri, strumentazioni adeguate e moderne, personale competente e hanno progetti formativi credibili;
– obbligo di pubblicare gli “esiti occupazionali” di ciascun ente;
– premiare solo enti che riescono a garantire agli allievi un impiego stabile e ben retribuito nell’ambito oggetto del corso;
– assistenza costante dell’allievo anche dopo i corsi;
– monitorare le imprese dove si svolgono i tirocini, per verificare che non sfruttino gli allievi in mansioni estranee ai corsi e siano realmente intenzionate ad assumere.

Si tratta di proposte semplici e immediatamente attuabili a costo zero, ma che potrebbero avere un grande impatto, non soltanto per la nostra economia, ma per la dignità di migliaia di lavoratori.